📚 Doppio Stradivari – Antonella Iuliano

Una favola gotica dove la passione per la musica riallaccia i fili del passato e riaccende la speranza.

Nella primavera del 2020, durante quell’epoca angosciante e tristemente nota come il periodo del lockdown, trascorsi lungo tempo nella totale incapacità di dedicarmi a qualsiasi genere di letture, finché, dopo aver vagato invano tra gli scaffali (reali e virtuali) della mia libreria, mi imbattei in un piccolo libro che da tempo m’incuriosiva e che, inaspettatamente, riuscì a scuotermi da quell’ostinata apatia.

Il libro in questione, Doppio Stradivari, è un breve romanzo nato dalla penna di Antonella Iuliano, una giovane scrittrice italiana con all’attivo diverse partecipazioni al Premio Letterario De Leo-Brontë – dove si è classificata terza nel 2016, col racconto Il Profumo della Brughiera – che avevo incrociato per la prima volta nel 2017, sul social reading Anobii, e di cui, oltre a condividere la predilezione per le sorelle Brontë, apprezzo particolarmente il coraggio di esprimere, all’occorrenza, opinioni controcorrente: una dote oggigiorno assai rara.

Quando ho preso in mano per la prima volta Doppio Stradivari, lo ammetto, non sapevo bene cosa aspettarmi: della trama conoscevo ben poco, e proprio per evitare di imbattermi in qualche anticipazione, avevo evitato anche di consultarne le recensioni.
Ebbene, nonostante si tratti ovviamente di un romanzo contemporaneo, leggerlo è stato, per me, un po’ come fare un graditissimo tuffo nel passato: non solo per l’ambientazione ottocentesca abilmente rievocata, e per la classicità della narrazione, ma soprattutto per via di quella curiosa familiarità che ho avvertito fin dalle prime pagine, quando, leggendo di castelli avvolti nell’oscurità, e di solitarie fanciulle prigioniere, mi è parso di immergermi nuovamente in alcuni degli scenari misteriosi e ammalianti che, per anni, hanno popolato le mie indimenticabili fantasticherie di bambina.

Antonella Iuliano

La storia ha inizio in una fredda notte d’inverno, in un antico maniero alle porte di Vienna. È qui che Lena Reiter, giovane domestica appena assunta dall’altera contessa Von Grath, si appresta a svolgere uno strano incarico affidatole dalla sua padrona: dovrà avventurarsi ogni notte fino in cima alla torre, lasciarvi un fagotto con del cibo, e andar via senza mai indugiare.
Una volta giunta sul posto, però, ella scopre qualcosa d’inaspettato e sconvolgente: rinchiusa tra quelle mura, infatti, vive Larissa: una ragazza all’incirca della sua età, dall’aspetto sofferente e l’aria stranamente familiare, vittima, suo malgrado, di una terribile vicenda.

Profondamente colpita dalla storia della fanciulla, e decisa ad aiutarla, Lena accetterà così d’intraprendere una delicata missione: ritrovare due preziosi strumenti scomparsi, un violoncello bianco ed un violino nero, e riportarle quest’ultimo: pegno di un grande amore, e forse, unico strumento di salvezza possibile per lei e per chi le sta a cuore.

Il liutaio Antonio Stradivari (C.1644-1737)

Gli evidenti richiami ad archetipi classici, la naturale capacità di evocare scenari antichi, l’accuratezza e la sensibilità nel ritrarre atteggiamenti e stati d’animo dei personaggi, non solo denotano il profondo legame dell’autrice nei confronti della letteratura ottocentesca, ma rivelano anche fino a che punto la sua stessa scrittura ne sia stata influenzata.

Avvalendosi di uno stile sobrio e descrittivo, e di una manciata d’ingredienti semplici ma efficaci, la Iuliano ci conduce per mano tra i sentieri di una trama godibilissima e coinvolgente, che si dipana tra misteri, delitti, ricongiungimenti familiari e un tocco d’immancabile romanticismo; un racconto dove atmosfere gotiche ed elementi tipicamente fiabeschi si compenetrano, mentre la passione totalizzante per la musica – autentica nota dominante della narrazione – riallaccia i fili del passato, assurgendo ad emblema stesso dell’amore e di una speranza da troppo tempo sepolta.

Attese e in quegli istanti il suo cuore tornò a battere come non faceva da molto tempo; battiti di una vita sospesa che torna a pulsare, di dolorosa vita che si dimena come un uccello in gabbia le cui ferite sono ormai rimarginate e reclama il volo felice, le fresche, rassicuranti chiome degli alberi, il proprio libero canto.

Sullo sfondo, accuratamente ricreato, di una favola d’altri tempi adatta a grandi e piccini, a dominare la scena è, sostanzialmente, l’eterna lotta tra il bene e il male, lo scontro perpetuo tra avidità, egoismo, meschinità, e quell’insieme di valori – solidarietà, amicizia, lealtà, giustizia – troppo spesso sottovalutati, e di cui, mai come oggi, sarebbe importante riscoprire l’attualità.

Un messaggio, questo, mai reso esplicito eppure sempre presente e inequivocabile tra le pagine di un racconto dove, accanto alla melodia del violino di Larissa, a risuonare distintamente nelle nostre orecchie è anche un altro suono: quello della voce di Antonella, così genuina e partecipe, da arrivare a sovrastare, in qualche breve tratto, perfino i suoi stessi personaggi. Non stupisce, del resto: perché è sufficiente lasciarsi trascinare dalla sua narrazione per comprendere che, nel darle vita, ella ci abbia messo davvero il cuore.

Sostenuta da un ritmo piacevolmente fluido, la storia procede spedita tra momenti di tensione e rivelazioni, sfociando infine in un epilogo all’insegna della speranza e, finalmente, della ritrovata serenità.
E se, dopo tante traversie, la conclusione, agli occhi di qualcuno, potrà giungere non completamente inaspettata, vale la pena di osservare che, come in ogni fiaba che si rispetti, un pizzico di prevedibilità è lo scotto che a volte si deve pagare per regalare a ciascuno il meritato finale, e lasciare i lettori con l’animo più lieto.


Per saperne di più…

Autrice di altri quattro romanzi – Come petali sulla neve; Charlotte: La storia della piccola Brontë; e la dilogia Cieli di Russia (Ushanka: I ponti di Leningrado; e Ljubov’: La neve tra le betulle) – Antonella Iuliano scrive inoltre sul blog Antonella Iuliano Autrice, dove potrete trovare tante informazioni e curiosità sui suoi lavori e le sue passioni.


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